Camorra, 5mila euro per restare nella casa popolare: preso reggente del clan De Luca Bossa

Carabinieri e polizia a Napoli hanno eseguito due decreti di fermo di pm di indiziato di delitto nei confronti di 7 persone legate al clan De Luca Bossa per estorsione aggravata dal metodo mafioso e al fine di agevolare l'organizzazione di appartenenza. Il gip partenopeo ha poi convalidato gli arresti. I due provvedimenti riguardano, rispettivamente, un'estorsione commessa nell'ambito della gestione delle abitazioni di edilizia popolare e un tentativo di estorsione continuata nei confronti di un imprenditore.
 
Il primo decreto riguarda tre indagati: Umberto De Luca Bossa, attuale reggente della cosca e figlio del fondatore, il boss Antonio detto Tonino 'o sicc, Roberto Boccardi e Mario Sorrentino, che hanno richiesto a una donna 5000 euro quale prezzo per conservare il possesso dell'alloggio popolare nel quartiere Ponticelli in cui viveva con il figlio minore. Per le minacce ricevute, non disponendo della somma, la vittima e' stata costretta a lasciare la casa per evitare ritorsioni. Il secondo provvedimento e' stato emesso nei confronti di 4 indagati: Eugenio Bonito; Giuseppe De Luca Bossa, esponente dell'omonimo clan, Domenico Amitrano e Carmine Fico. L'indagine riguarda un tentativo di estorsione continuato commesso nei confronti di un imprenditore che dopo aver subito il 9 settembre scorso gravi danni alla sua concessionaria di auto per l'esplosione di un ordigno artigianale, ha ricevuto una richiesta estorsiva di 50mila euro.

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