Un salotto, un bar e una classe: così si trasmette il contagio per via aerea

Gli spazi chiusi sono più pericolosi, ma è possibile minimizzare i rischi se si mettono in campo tutte le misure disponibili per contrastare il contagio tramite aerosol. Ecco le probabilità di infezione in questi tre scenari quotidiani, a seconda della ventilazione, delle mascherine e della durata dell’incontro.

Per calcolare le probabilità di contagio delle persone presenti in situazioni di rischio, usiamo un simulatore sviluppato da un gruppo di scienziati guidato dal professor José Luis Jiménez, dell’Università del Colorado, creato con l’intenzione di mostrare l’importanza dei fattori che ostacolano il contagio tramite aerosol. Il calcolo non è esaustivo e non può includere le innumerevoli variabili che contribuiscono a un contagio, ma serve per illustrare la progressione dei rischi in funzione dei fattori su cui possiamo intervenire. I soggetti mantengono la distanza di sicurezza nelle simulazioni, eliminando il rischio di contagio tramite goccioline, ma anche così possono infettarsi, se non si agisce sommando tutte le misure contemporaneamente: una corretta ventilazione, la riduzione della durata degli incontri, la riduzione della capienza e l’uso delle mascherine. In tutti i contesti, lo scenario ideale sarebbe all’esterno, dove le particelle infettive si diluiscono rapidamente. Se non si mantiene la distanza con il possibile paziente zero, la probabilità di contagio si moltiplica, perché entrano in gioco le goccioline espulse dal malato e perché la ventilazione non sarebbe sufficiente per diluire gli aerosol, nel caso due persone stessero appiccicate. I calcoli che vengono mostrati nei tre scenari si basano su studi su come si producono i contagi tramite aerosol, con focolai reali che abbiamo potuto analizzare nel dettaglio. Un caso di grande utilità per comprendere la dinamica di contagio al chiuso si è avuto durante la prova di un coro nello Stato di Washington, a marzo. Alla prova parteciparono solo 61 dei 120 membri del coro, che cercarono di mantenere le distanze e l’igiene. Senza saperlo, provocarono uno scenario di massimo rischio: senza mascherine, senza ventilazione, cantando e condividendo lo stesso spazio per un tempo prolungato. Un solo contagiato di covid, il paziente 0, in due ore e mezza contagiò 53 persone. Alcuni degli infettati si trovavano 14 metri dietro di lui, perciò il contagio si può spiegare solo con gli aerosol. Due dei malati sono morti.

Dopo aver studiato minuziosamente questo focolaio, gli scienziati sono riusciti a calcolare in che misura si sarebbe ridotto il rischio se si fossero prese misure contro il contagio per via aerea: nelle condizioni reali, il contagio ha interessato l’87 per cento dei presenti; se fossero state usate mascherine durante la prova, il rischio si sarebbe ridotto della metà; se la prova fosse stata più breve e la sala fosse stata ventilata, si sarebbero contagiati solo 2 coristi. Questi scenari di supercontagiatori sembrano giocare un ruolo sempre più rilevante nello sviluppo e nella propagazione della pandemia, perché poter contare su strumenti per evitare le infezioni di massa in eventi di questo tipo è vitale per tenerle sotto controllo.

Metodologia: abbiamo calcolato il rischio di infezione da covid-19 partendo da uno strumento sviluppato da José Luis Jiménez dell’Università del Colorado, esperto di chimica e dinamica delle particelle nell’aria. Altri colleghi di ogni parte del mondo hanno rivisto questo simulatore, che si basa su dati e metodi pubblicati per stimare l’importanza di fattori misurabili distinti che intervengono in uno scenario di contagio. Anche così, il modello ha un’accuratezza limitata, perché si basa su dati che sono ancora incerti, come la quantità di virus infettivi emessi da una persona contagiata o la loro infettività. Il modello ipotizza che le persone adottino il distanziamento fisico di due metri e che non ci siano persone immuni. Nel nostro calcolo abbiamo assegnato alle mascherine il valore per difetto per l’insieme della popolazione, che include tutta la varietà di mascherine (chirurgiche e di stoffa), e l’uso di un tono di voce alto, che aumenta la quantità di aerosol emessi.

 

Di Mariano Zafra e Javier Salas Video Luis Almodóvar El Pais/Lena, Leading European Newspaper Alliance

A cura di Gedi Visual

Traduzione Fabio Galimberti Grafica e sviluppo Raffaele Aloia e Daniele Testa

Supervisione Annalisa D'Aprile

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